mercoledì, 29 marzo 2006

Faccio qui un copincolla di ciò che Jinzo e Grendel hanno già detto molto meglio di quanto potrei fare io. Sottoscrivo ogni parola. Per chiarezza, in corsivo le parole di Grendel, in grassetto le parole di Jinzo. Ho dovuto tagliare qualcosa per brevità, e me ne scuso con gli autori. I post originali sono comunque linkati ai rispettivi nomi. I link originali dei post vengono mantenuti (se splinder avrà pietà...). Se qualcuno dei lettori è interessato all’iniziativa e condivide i principi qui sommariamente esposti, può approfondire seguendo i link ed eventualmente contattare i bloggers che preferisce, così come direttamente Arturo Diaconale all’indirizzo diaconale@opinione.it.


Per iniziativa di Jinzo di Italian Libertarians parte il progetto di formare, o meglio riunificare un futuro partito dei liberali. Un iniziativa "dal basso" come si suole dire, alla quale le adesioni si moltiplicano di giorno in giorno.
Un punto di raccolta per i "felici pochi" rimasti, sperando che molti altri, che magari pensavano ai liberali come a qualcosa del passato, come i livellatori o i girondini (due esempi a caso), possano scoprirsi fautori della ragione e del "Common Sense", come ho visto piacevolmente succedere in quest'ultimo anno o poco meno.
Tra le adesioni, quella di Arturo Diaconale. Nel
suo articolo dedicato all'iniziativa pone tre condizioni, condivisibilissime, alle quali aggiungo una personale preghiera.
Anche se il buon senso, la ragione e finanche la storia sono dalla parte dei liberali, cedere alla tentazione di comportarsi da "áristos" della politica, rinchiudersi in un palazzo dorato, è per me la scorciatoia per il suicidio. Ed è già successo.
Molto abbiamo da imparare dall'esperienza dei "Founding Fathers", e dalle pessime prove di chi qui in Europa ha voluto imitarli, una delle più importanti è la capacità di ridurre la distanza tra il pensiero e l'azione. Mentre la vecchia e saggia Europa ha speso secoli ad elucubrare e rimuginare teorie su teorie, chi non ha esitato a metterle alla prova - anche sulla propria pelle - sono stati proprio i coloni del Nuovo Mondo (forse questo è uno o IL motivo della spocchia con cui la "Old Europe" tratta le questioni provenienti da oltreatlantico: viste le conseguenze, da due secoli a questa parte, la spocchia è quantomeno ingiustificata, se non proprio inopportuna).
Inoltre, chi scrive ritiene che la politica in questo paese abbia bisogno di un urgente aggiornamento, a cominciare dal linguaggio.
E' necessario imparare a parlare daccapo. Imparare a parlare da cittadini, non da Arconti, e non certo di sesso degli angeli. Mi permetto di suggerire il recupero del linguaggio dei "Founding Fathers". Anche se a prima vista può apparire démodé, il fatto che per due secoli sia rimasto soffocato da cannonate, invocazioni e imprecazioni di ogni ordine e grado che noi "vecchi saggi" abbiamo partorito, può farlo risultare come un assoluta novità. Una piacevole novità, visto che quello è il linguaggio che parla di diritti, di libertà, di proprietà,
di felicità.  (Grendel)

Per noi liberali è inutile pensare di poter incidere sulla scena politica senza avere un minimo di organizzazione, con la presunzione di rimanere frammentati e distinti nella miriade di particolarismi di ogni singolo gruppo. Il mancato rispetto degli accordi da parte di Forza Italia ha escluso sistematicamente le nostre liste da gran parte delle regioni italiane. L'idea di poter continuare a fare politica, aggrappati ad un partito come Forza Italia, che ha scelto la conservazione, soffocando la persino la propria corrente liberale, in favore di quella socialista e democristiana, risulta a tutti gli effetti impraticabile. Serpeggia di conseguenza, nei forum, nei blog e persino sulla strada, un'idea ambiziosa nata dalla base liberale: fondare un partito politico che riunisca la diaspora liberale in un solo soggetto politico, collocato ovviamente nel centro destra, che abbia la capacità di ottenere una buona rappresentanza e visibilità politica, e che possa continuare a lottare in questo modo contro la sinistra più anticapitalista ed antioccidentale d'Europa, senza allo stesso tempo dover rendere conto ai conservatori del proprio operato. Un partito autonomo, ma schierato sempre dalla parte dell'Occidente, e cioè con la destra. C'è chi, tra i militanti liberali, definisce questo progetto come la "Rosa nel Pugno di destra". Ed in effetti la definizione calza a pennello: la nostra proposta è esattamente speculare a quella di Pannella-Boselli. La Rosa nel Pugno è il partito dell'unità Socialista nel centro sinistra. Noi vogliamo il partito dell'unità liberale nel centro destra. Ci proponiamo dunque di chiamare a raccolta il Partito Liberale Italiano, i Salmoni Radicali, i Repubblicani di La Malfa, i Liberali per l'Italia Destra Liberale e tutti coloro che si ispirano a principi autenticamente liberali Marco Taradash è già a conoscenza della proposta. Sembra che sia già in cantiere un accordo tra liberali, salmoni e repubblicani per le amministrative di maggio, ma tutti quanti vorremmo che esso si concretizzasse nella nascita di un nuovo soggetto politico a lungo termine”.   (Jinzo)

 

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mercoledì, 16 novembre 2005

... e sull'imbroglio mediatico della TV di propaganda.

Armi chimiche a Falluja e in Irak sganciate dagli americani? Non scherziamo. Il documentario trasmesso da Rai-News24 non dimostra assolutamente nulla, anzi. Il video comincia con immagini di repertorio sul Vietnam,dove in effetti furono largamente utilizzati sia il napalm sia agenti defolianti. Ma il napalm nell’ultima guerra in Irak non è mai stato impiegato. Il napalm è uscito dagli arsenali statunitensi nel 2001. In ogni caso non si trattava certo di armi chimiche. È stato invece impiegato il «parente» moderno del napalm, la bomba incendiaria Mk 77 Mod.5 da 340 kg, sganciata dai piloti degli Harrier dei Marines contro le truppe irachene nel corso dei combattimenti nel marzo del 2003. Sono armi che svolgono la stessa funzione, ma non sono la stessa cosa, la composizione è diversa. Si tratta di bombe studiate per attaccare obiettivi areali, estesi, il cui uso in combattimento non è proibito da nessuna convenzione internazionale. La Cwc, Convenzione per la messa al bando di alcune armi convenzionali, del 1980, si limita, al Protocollo III,a bandire l'uso di armi incendiarie contro i civili non contro obiettivi militari. Peraltro questo Protocollo non è stato ratificato dagli Usa. Si parla in ogni caso di armi incendiarie, non di armi chimiche,perché altrimenti anche una bottiglia molotov diventerebbe un'arma chimica e chi la lancia un criminale di guerra. Il filmato poi si occupa del Wp, il famigerato fosforo bianco. Cominciamo col dire che la «pistola fumante», la sequenza incriminata in cui un velivolo lancerebbe armi misteriose non dimostra alcunché. Basta guardare le immagini riferite all’esplosione di munizioni convenzionali o fumogene o esplosive/incendiarie per convincersene.Né dimostrano qualcosa le crude immagini dei corpi carbonizzati,con parte dei propri abiti indosso e senza apparenti ferite di armi da fuoco: non c’è alcun referto medico e nessun cadavere è stato sottoposto a un esame patologico. Inoltre chi ci assicura che quei corpi si trovassero a Falluja? L'impiego del munizionamento al fosforo come arma incendiaria era un tempo molto comune: durante la Seconda guerra mondiale intere città giapponesi furono trasformate in roghi da spezzoni e bombe incendiarie, così come accadde a diverse città della Germania. Bombe del genere furono anche lanciate contro l'Italia. E nessuno ha mai lontanamente sostenuto che si trattasse di armi chimiche. Oggi invece il fosforo bianco, così come il fosforo rosso, è utilizzato come munizionamento fumogeno, illuminante o per «marcare» un bersaglio, nel munizionamento tracciante. Ed è anche usato in agricoltura, nei fertilizzanti e nei normali fuochi d'artificio. L'effetto incendiario esiste,ma è secondario. Tanto è vero che il munizionamento in questione non è proibito dalla Convenzione Onu ed è utilizzato praticamente da tutti gli eserciti di questo mondo. A Falluja i marines ne hanno fatto uso in misura limitata, certamente con l'artiglieria a terra, forse anche da bordo di velivoli che sostenevano l'azione dei commilitoni sul terreno. In qualche caso, sporadico, il Wp, Willy pete, è stato utilizzato per ottenere un effetto psicologico: doveva spaventare gruppi di guerriglieri trincerati e forzarli ad abbandonare i rifugi, in modo di poterli attaccare con proiettili ad alto esplosivo. Comunque, impiegare il munizionamento al fosforo come arma diretta per sfruttare l'effetto secondario incendiario sarebbe del tutto improprio e inefficace: visto che la munizione ha uno scopo diverso e non è così letale. Soprattutto, negli arsenali esistono munizioni specifiche per attaccare bunker o trincee o bersagli estesi molto più micidiali: testate a dispersione di vario tipo, testate termobariche, Fae(Fuel air explosive). Per non parlare del fatto che l'impiego di munizionamento al fosforo va limitato a causa della tossicità. I comandanti americani non volevano correre rischi inutili, perché a Falluja c'erano e ci sono restati a lungo, migliaia di soldati americani e iracheni, mentre dopo la fine delle ostilità sono tornati ad abitarvi centinaia di migliaia di civili. Per gli stessi motivi l'impiego di qualunque altra arma chimica con un minimo di persistenza non può che essere escluso a priori. Nessuno al Pentagono vuole una nuova «sindrome del Golfo». Quindi niente armi chimiche americane in Irak. Gli Usa hanno sottoscritto la apposita convenzione, hanno rinunciato alle armi chimiche e stanno distruggendo i propri arsenali eredità della guerra fredda. In Irak c'è però chi ha usato indiscriminatamente le armi chimiche, anche contro i civili: Saddam Hussein e i suoi accoliti, che dovranno rispondere molto presto anche di questo.

Andrea Nativi, da "Il Giornale", 16 novembre 2005.

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domenica, 13 novembre 2005

Il Consiglio di Sicurezza,

Ricordando tutte le sue precedenti risoluzioni pertinenti, in particolare le sue risoluzioni 661(1990) del 6 agosto 1990, 678 (1990) del 29 novembre 1990, 686 (1991) del 2 marzo 1991, 687 (1991) del 3 aprile 1991, 688 (1991) del 5 aprile 1991, 707 (1991) del 15 agosto 1991, 715 (1991) dell'11 ottobre 1991, 986 (1995) del 14 aprile 1995, e 1284 (1999) del 17 dicembre 1999, e tutte le dichiarazioni pertinenti del suo Presidente,

Ricordando inoltre la sua risoluzione 1382 (2001) del 29 novembre 2001 e la sua intenzione di dare a essa piena attuazione,

Riconoscendo la minaccia che l'inadempienza dell'Iraq verso le risoluzioni del Consiglio e la sua proliferazione di armi di distruzione di massa e di missili a lunga gittata pongono per la pace e la sicurezza internazionale,

Ricordando che la sua risoluzione 678 (1990) autorizzava gli Stati membri a fare uso di tutti i mezzi necessari per sostenere e attuare la sua risoluzione 660 (1990) del 2 agosto 1990 e tutte le risoluzioni pertinenti ad essa successive e per ripristinare la pace e la sicurezza internazionale nell'area,

Ricordando inoltre che la sua risoluzione 687 (1991) ha imposto degli obblighi all'Iraq come passo necessario per il raggiungimento del suo obiettivo dichiarato di ripristinare la pace e la sicurezza internazionale nell'area,

Deplorando il fatto che l'Iraq non ha fornito una dichiarazione accurata, piena, definitiva e completa, come richiesto dalla risoluzione 687 (1991), di tutti gli aspetti dei suoi programmi per lo sviluppo di armi di distruzione di massa e missili balistici con gittata superiore ai 150 km, e di tutti i possessi di tali armi, dei loro componenti e impianti di produzione e ubicazioni, come pure di tutti gli altri programmi nucleari, compresi quelli che esso sostiene essere a scopi non collegati a materiale impiegabile per armi nucleari,

Deplorando inoltre che l'Iraq abbia ripetutamente ostacolato l'accesso immediato, senza condizioni, e senza restrizioni ai siti designati dalla Commissione Speciale delle Nazioni Unite (UNSCOM) e dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), non abbia cooperato pienamente e senza condizioni con gli ispettori dell'UNSCOM e dell'IAEA, come richiesto dalla risoluzione 687 (1991), e alla fine abbia cessato ogni cooperazione con l'UNSCOM e l'IAEA nel 1998,

Deplorando l'assenza, dal dicembre 1998, in Iraq di monitoraggio, verifica e ispezione internazionale, come richiesto dalle risoluzioni pertinenti, delle armi di distruzione di massa e dei missili balistici, nonostante le ripetute richieste da parte del Consiglio perché l'Iraq fornisca accesso immediato, senza condizioni e senza restrizioni alla Commissione di Monitoraggio, Verifica e Ispezione delle Nazioni Unite (UNMOVIC), creata nella risoluzione 1284 (1999) come organizzazione che succede all'UNSCOM, e all'IAEA, e rammaricandosi per il conseguente prolungarsi della crisi nella regione e per la sofferenza del popolo iracheno,


Deplorando anche che il Governo dell'Iraq non abbia adempiuto ai suoi impegni ai sensi della risoluzione 687 (1991) rispetto al terrorismo, ai sensi della risoluzione 688 (1991) di porre fine alla repressione della sua popolazione civile e di fornire accesso da parte delle organizzazioni umanitarie internazionali a tutti coloro che necessitano di assistenza in Iraq, e ai sensi delle risoluzioni 686 (1991), 687 (1991), e 1284 (1999) di restituire o cooperare nel dar conto dei cittadini del Kuwait e di paesi terzi detenuti illegalmente in Iraq, o di restituire i beni del Kuwait illegalmente confiscati dall'Iraq,

Ricordando che nella sua risoluzione 687 (1991) il Consiglio ha dichiarato che un cessate il fuoco sarebbe stato basato sull'accettazione da parte dell'Iraq delle disposizioni di quella risoluzione, compresi gli obblighi per l'Iraq in essa contenuti,

Deciso a garantire una piena e immediata adempienza da parte dell'Iraq verso i suoi obblighi in base alla risoluzione 687 (1991) e altre risoluzioni pertinenti senza condizioni o restrizioni, e ricordando che le risoluzioni del Consiglio costituiscono il parametro fondamentale dell'adempienza dell'Iraq,

Ricordando che il funzionamento efficace dell'UNMOVIC, come organizzazione che succede alla Commissione Speciale, e dell'IAEA è essenziale per l'attuazione della risoluzione 687 (1991) e di altre risoluzioni pertinenti,

Facendo rilevare che la lettera datata 16 settembre 2002 del Ministro degli Esteri iracheno indirizzata al Segretario Generale è un primo passo necessario verso la rettifica del fatto che l'Iraq continua a essere inadempiente nei confronti delle pertinenti risoluzioni del Consiglio,

Facendo rilevare inoltre la lettera datata 8 ottobre 2002 del Direttore Esecutivo dell'UNMOVIC e del Direttore Generale dell'IAEA al Generale al-Saadi del Governo dell'Iraq che espone gli accordi pratici, come seguito al loro incontro di Vienna, i quali sono requisiti preliminari per la ripresa delle ispezioni in Iraq da parte dell'UNMOVIC e dell'IAEA, ed esprimendo la più grave preoccupazione per il fatto che il Governo dell'Iraq continua a non fornire conferma degli accordi come esposti in quella lettera.

Riaffermando l'impegno di tutti gli Stati membri nei confronti della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Iraq, del Kuwait, e degli stati vicini,


Elogiando il Segretario Generale e i membri della Lega degli Stati Arabi e il suo Segretario Generale per i loro sforzi a questo proposito,

Deciso a garantire piena adempienza alle sue decisioni,

Agendo in base al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite,


1. Decide che l'Iraq è stato e rimane in violazione sostanziale dei suoi obblighi in base alle risoluzioni pertinenti, compresa la risoluzione 687 (1991), in particolare attraverso la sua non cooperazione con gli ispettori delle Nazioni Unite e l'IAEA, e il non completamento delle azioni richieste in base ai paragrafi da 8 a 13 della risoluzione 687 (1991);

2. Decide, riconoscendo il paragrafo 1 di cui sopra, di offrire all'Iraq, mediante questa risoluzione, una ultima opportunità di adempiere ai suoi obblighi sul disarmo sulla base delle risoluzioni pertinenti del Consiglio; e di conseguenza decide di istituire un regime potenziato di ispezioni allo scopo di portare a compimento completo e verificato il processo di disarmo istituito dalla risoluzione 687 (1991) e dalle successive risoluzioni del Consiglio;

3. Decide che, per iniziare ad adempiere ai suoi obblighi sul disarmo, oltre a presentare le dichiarazioni semestrali richieste, il Governo dell'Iraq deve fornire all'UNMOVIC, all'IAEA, e al Consiglio, non più tardi di 30 giorni dalla data di questa risoluzione, una dichiarazione accurata, piena e completa a oggi di tutti gli aspetti dei suoi programmi di sviluppo di armi chimiche, biologiche e nucleari, missili balistici, e altri sistemi di lancio come veicoli aerei senza pilota e sistemi di dispersione ideati per l'utilizzo su aerei, compreso qualunque possesso e l'ubicazione esatta di tali armi, componenti, sub-componenti, stock di agenti, e materiali e attrezzature relative, l'ubicazione e l'opera dei suoi impianti per la ricerca, lo sviluppo e la produzione, come pure di tutti gli altri programmi chimici, biologici e nucleari, compreso qualunque esso sostenga essere a scopi non connessi a materiali o produzione per armamenti;

4. Decide che dichiarazioni false o omissioni nelle dichiarazioni presentate dall'Iraq ai sensi di questa risoluzione e l'inadempienza nei suoi confronti in qualunque momento da parte dell'Iraq nonché la sua non piena cooperazione nella sua attuazione costituiscono una ulteriore violazione sostanziale degli obblighi e saranno riferite al Consiglio per una valutazione conformemente ai paragrafi 11 e o 12 di cui sotto;

5. Decide che l'Iraq fornirà all'UNMOVIC e all'IAEA accesso immediato, senza ostacoli, senza condizioni e senza restrizioni a qualunque e a tutte le aree, comprese quelle sotterranee, impianti, edifici, attrezzature, documenti e mezzi di trasporto che essi desiderino ispezionare, come pure accesso senza ostacoli, senza restrizioni e privato a tutti i funzionari e altre persone che l'UNMOVIC o l'IAEA desiderino intervistare nella maniera o nella sede scelta dall'UNMOVIC o dall'IAEA conformemente a qualunque aspetto dei loro mandati; decide inoltre che l'UNMOVIC e l'IAEA possono a loro discrezione condurre interviste dentro o fuori l'Iraq, possono facilitare il viaggio degli intervistati e di loro familiari fuori dall'Iraq, e che, a sola discrezione dell'UNMOVIC e dell'IAEA, tali interviste possono svolgersi senza la presenza di osservatori del governo iracheno; e incarica l'UNMOVIC e chiede all'IAEA di riprendere le ispezioni non più tardi di 45 giorni dall'adozione di questa risoluzione e ad aggiornare il Consiglio 60 giorni dopo;

6. Approva la lettera dell'8 ottobre 2002 del Direttore Esecutivo dell'UNMOVIC e del Direttore Generale dell'IAEA al Generale al-Saadi del Governo dell'Iraq qui allegata, e decide che i contenuti di questa lettera devono essere vincolanti per l'Iraq;

7. Decide inoltre che, in considerazione della prolungata interruzione della presenza dell'UNMOVIC e dell'IAEA da parte dell'Iraq, e affinché esse portino a termine i compiti esposti in questa risoluzione e in tutte le precedenti risoluzioni pertinenti, e nonostante intese precedenti, il Consiglio con la presente stabilisce le seguenti autorizzazioni rivedute o supplementari, che saranno vincolanti per l'Iraq, per facilitare il loro lavoro in Iraq:

-- L'UNMOVIC e l'IAEA determineranno la composizione delle loro squadre di ispettori e garantiranno che queste squadre siano composte dagli esperti più qualificati e competenti disponibili;

-- Tutto il personale dell'UNMOVIC e dell'IAEA godrà dei privilegi e delle immunità corrispondenti a quelle degli esperti in missione, previste nella Convenzione sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite e nell'Accordo sui privilegi e le immunità dell'IAEA;

-- L'UNMOVIC e l'IAEA avranno diritti di ingresso senza restrizioni dentro e fuori l'Iraq, il diritto di muoversi liberamente, senza restrizioni e immediatamente verso e dai siti oggetto di ispezioni, e il diritto di ispezionare qualsiasi sito ed edificio, compreso l'accesso immediato, senza ostacoli, senza condizioni e senza restrizioni ai siti presidenziali pari a quello a tutti gli altri siti, nonostante le disposizioni della risoluzione 1154 (1998);

-- L'UNMOVIC e l'IAEA avranno il diritto di ricevere dall'Iraq i nominativi di tutto il personale attualmente e precedentemente collegato ai programmi chimici, biologici, nucleari e balistici dell'Iraq e agli impianti per la ricerca, sviluppo e produzione collegati;

-- La sicurezza delle strutture dell' UNMOVIC e dell'IAEA sarà garantita da un numero sufficiente di guardie delle Nazioni Unite;

-- L'UNMOVIC e l'IAEA avranno il diritto di dichiarare, allo scopo di "congelare" un sito da ispezionare, zone di esclusione, comprese le aree circostanti e i corridoi di transito, nelle quali l'Iraq sospenderà i movimenti aerei e terrestri in modo che niente venga modificato all'interno o portato fuori da un sito in corso di ispezione;

-- L'UNMOVIC e l'IAEA avranno l'utilizzo e l'atterraggio libero e senza restrizioni di velivoli fissi e a rotazione, compresi veicoli da ricognizione con e senza pilota;

-- L'UNMOVIC e l'IAEA avranno il diritto, a loro sola discrezione, in modo verificabile di rimuovere, distruggere, o rendere innocue tutte le armi. i subsistemi, i componenti, i documenti, i materiali e altri articoli relativi proibiti, e il diritto di sequestrare o chiudere qualunque impianto o attrezzatura per la loro produzione; e


-- L'UNMOVIC e l'IAEA avranno il diritto di importare e utilizzare liberamente attrezzature o materiali per ispezioni e di confiscare ed esportare qualsiasi attrezzatura, materiale o documento preso durante le ispezioni, senza perquisizioni del personale dell'UNMOVIC o dell'IAEA o del bagaglio ufficiale o personale;

8. Decide inoltre che l'Iraq non deve commettere o minacciare atti ostili diretti contro qualunque rappresentante o personale delle Nazioni Unite o dell'IAEA o di qualunque Stato membro che agisca per sostenere qualunque risoluzione del Consiglio;

9. Chiede al Segretario Generale di notificare immediatamente all'Iraq questa risoluzione, che è vincolante per l'Iraq; esige che l'Iraq confermi entro 7 giorni da questa notifica la sua intenzione di adempiere pienamente a questa risoluzione; ed esige ulteriormente che l'Iraq cooperi immediatamente, senza condizioni, e attivamente con l'UNMOVIC e l'IAEA;

10. Chiede a tutti gli Stati membri di dare pieno sostegno all'UNMOVIC e all'IAEA nell'adempimento dei loro mandati, anche fornendo informazioni relative a programmi proibiti o ad altri aspetti dei loro mandati; compreso sui tentativi iracheni a partire dal 1998 di procurarsi articoli proibiti, e segnalando siti da ispezionare, persone da intervistare, le condizioni di tali interviste, e dati da raccogliere, i cui risultati saranno riferiti al Consiglio dall'UNMOVIC e dall'IAEA;

11. Dà istruzioni al Direttore Esecutivo dell'UNMOVIC e al Direttore Generale del'IAEA di riferire immediatamente al Consiglio qualunque interferenza da parte dell'Iraq con le attività di ispezione, come pure qualunque inadempienza da parte dell'Iraq verso i suoi obblighi sul disarmo, compresi i suoi obblighi riguardo alle ispezioni in base a questa risoluzione;

12. Decide di riunirsi immediatamente al ricevimento di un rapporto in conformità con i paragrafi 4 o 11 di cui sopra, al fine di prendere in considerazione la situazione e la necessità di una piena adempienza verso tutte le risoluzioni pertinenti del Consiglio al fine di garantire la pace e la sicurezza internazionale;

13. Ricorda, in questo contesto, che il Consiglio ha avvertito ripetutamente l'Iraq che esso affronterà gravi conseguenze per effetto delle sue continue violazioni dei suoi obblighi;

14. Decide di rimanere investito della questione.

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domenica, 02 ottobre 2005
Questo è il rapporto sul trasferimento di armi verso l'Irak come documentato dal SIPRI - Stockholm International Peace Research Institute
Nazione Quantità (miliardi di US$) Percentuale
URSS/Russia 26102 59.57%
Francia 5447 12.43%
Cina 4843 11.05%
Cecoslovacchia 2880 6.57%
Polonia 1681 3.84%
Brasile 724 1.65%
Egitto 515 1.18%
Danimarca 226 0.52%
USA 204 0.47%
Austria 190 0.43%
Romania 186 0.42%
Svizzera 151 0.34%
Sudafrica 140 0.32%
Jugoslavia 107 0.24%
Germania  (BRD) 86 0.20%
Italia 84 0.19%
UK 81 0.18%
Giordania 74 0.17%
Ungheria 30 0.07%
Spagna 28 0.06%
Germania (DDR) 25 0.06%
Canada 7 0.02%
Emirati Arabi Uniti 3 0.01%
Australia 0 0.00%

N. B.:
Anche se il SIPRI ha monitorato i trasferimenti di armi dopo il 1990, i rapporti pervenuti non sono stati sufficentemente documentati per confermare il trasferimento stesso.
Il rapporto riguarda il trasferimento di sistemi d'arma completi. Parti o componenti dei singoli sistemi d'arma ("pezzi di ricambio") non vengono considerati come "trasferimenti".
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sabato, 20 agosto 2005
Preambolo
Il Consiglio di sicurezza:
Riaffermando le sue risoluzioni anteriori sull'Iraq, e segnatamente le risoluzioni 1483 (2003) del 22 maggio 2003 e 1500 (2003) del 14 agosto 2003, nonché quelle riguardanti le minacce contro la pace e la sicurezza rappresentate dagli atti terroristici, di cui la risoluzione 1373 (2001) del 28 settembre 2001 ed altre risoluzioni pertinenti,

Sottolineando che la sovranità dell'Iraq risiede nello Stato Iracheno, riaffermando il diritto del popolo iracheno ad autodeterminare liberamente il suo futuro politico e ad avere il controllo delle sue risorse naturali, dichiarandosi nuovamente risoluto al vedere rapidamente venire il giorno in cui gli Iracheni si governino da soli, e riconoscendo l'importanza del sostegno internazionale ed in particolare di quello dei paesi della regione, dei paesi limitrofi dell'Iraq e delle organizzazioni regionali affinché tale processo avanzi rapidamente,

Considerando che il sostegno internazionale a favore del ripristino della stabilità e della serenità è essenziale per il benessere del popolo iracheno e affinché tutti gli interessati siano in grado di assolvere i propri compiti nell'interesse del popolo iracheno, e felicitandosi del contributo che alcuni Stati Membri hanno dato in merito, in applicazione della risoluzione 1483 (2003),

Felicitandosi che il Consiglio di governo dell'Iraq abbia deciso di incaricare una commissione costituzionale preparatoria per organizzare una conferenza costituzionale che elaborerà una costituzione che sancisca le aspirazioni del popolo iracheno, e chiedendo contestualmente a detto Consiglio di condurre a buon fine il proprio compito nel minor tempo possibile,

Affermando che gli attentati terroristici perpetrati contro l'Ambasciata di Giordania il 7 agosto 2003, l'ufficio delle Nazioni Unite a Bagdad il 19 agosto 2003, la moschea Imam Ali à Najaf il 29 agosto 2003 e l'Ambasciata di Turchia il 14 ottobre 2003, nonché l'assassinio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003, costituiscono degli attacchi contro il popolo iracheno, l'Organizzazione delle Nazioni Unite e la comunità internazionale, e deplorando l'assassinio di Akila al-Hashimi, morta il 25 settembre 2003, nel quale riconosce un attacco contro il futuro dell'Iraq,

Ricordando e riaffermando in questo contesto la dichiarazione del suo presidente del 20 agosto 2003 (S/PRST/2003/13) e la sua risoluzione 1502 (2003) del 26 agosto 2003,

Constatando che pur essendo migliorata, la situazione in Iraq continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali,

Agendo in virtù del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite,
   
1. Riafferma la sovranità e l'integrità territoriale dell'Iraq e sottolinea in questo contesto che l'Autorità provvisoria della coalizione (l'Autorità) esercita a titolo temporaneo le responsabilità, i poteri e gli obblighi nei confronti del diritto internazionale applicabile che sono riconosciuti ed enunciati nella risoluzione 1483 (2003), fino a quando un governo rappresentativo, internazionalmente riconosciuto, non sia insediato dal popolo iracheno ed assuma le responsabilità dell'Autorità, in particolare conformemente alle disposizioni previste dai paragrafi da 4 a 7 e 10 che seguono;
   
2. Si felicita della reazione positiva che ha ispirato alla comunità internazionale, in seno ad istanze come la Lega degli Stati Arabi, l'Organizzazione della Conferenza islamica, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'istruzione, la scienza e la cultura, la creazione del Consiglio di governo, ampiamente rappresentativo, che segna una tappa importante verso la formazione di un governo rappresentativo internazionalmente riconosciuto;
   
3. Sostiene gli sforzi che compie il Consiglio di governo per mobilitare il popolo iracheno, segnatamente mediante la formazione di un gabinetto e la creazione di una commissione costituzionale preparatoria allo scopo di condurre un processo attraverso il quale il popolo iracheno prenderà progressivamente in mano i suoi interessi;
 
 4. Considera che il Consiglio di governo ed i suoi ministri sono i principali organi dell'amministrazione provvisoria irachena, che senza pregiudizio per un suo successivo sviluppo, incarna la sovranità dello Stato iracheno durante il periodo interinale, fino a quando un governo rappresentativo internazionalmente riconosciuto venga insediato ed assuma le responsabilità dell'Autorità;
 
 5. Afferma che l'amministrazione dell'Iraq sarà progressivamente assicurata dalle future strutture dell'amministrazione provvisoria irachena;
 
 6. Impegna l'Autorità, in questo contesto, a consegnare non appena possibile le responsabilità ed i poteri governativi al popolo iracheno, pregandola, cooperando per quanto necessario con il Consiglio di governo ed il Segretario generale, di rendere conto a questo Consiglio di sicurezza dei progressi ottenuti;
 
 7. Invita il Consiglio di governo a comunicare a questo Consiglio, entro e non oltre il 15 dicembre 2003, in collaborazione con l'Autorità e, se le circostanze lo consentono, con il Rappresentante speciale del Segretario generale, un calendario ed un programma finalizzati alla redazione di una nuova costituzione per l'Iraq ed allo svolgimento di elezioni democratiche conformemente a detta costituzione;
 
 8. Si dichiara risoluto a che l'Organizzazione delle Nazioni Unite, agendo quale intermediario del Segretario generale, del suo Rappresentante speciale e della Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, rafforzi il suo ruolo cruciale in Iraq, fornendo in particolare gli aiuti umanitari, favorendo condizioni propizie alla ricostruzione economica ed allo sviluppo dell'Iraq a lungo termine e concorrendo agli sforzi volti a creare e ripristinare le istituzioni nazionali e locali necessarie per un governo rappresentativo;
 
 9. Prega il Segretario generale di continuare a seguire, se le circostanze lo permettono, la linea di condotta illustrata ai paragrafi 98 e 99 del rapporto del Segretario generale in data 17 luglio 2003 (S/2003/715);
 
 10. Prende nota dell'intenzione del Consiglio di governo di organizzare una conferenza costituzionale e, cosciente che lo svolgimento di tale conferenza costituirà una tappa importante dello sviluppo verso il pieno esercizio della sovranità, domanda che essa venga preparata il prima possibile attraverso il dialogo e la ricerca del consenso su scala nazionale, e prega il Rappresentante speciale del Segretario generale di prestare le competenze uniche dell'Organizzazione delle Nazioni Unite al popolo iracheno nel momento in cui si terrà la conferenza, o, qualora le circostanze lo consentano, in occasione della transizione politica ed in particolare dell'approntamento delle procedure elettorali;
 
 11. Prega il Segretario generale di vegliare affinché vengano messe a disposizione le risorse dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e delle organizzazioni associate se il Consiglio di governo dell'Iraq ne fa richiesta e, se le circostanze lo permettono, di aiutare a dare efficacia al programma del Consiglio di governo indicato al paragrafo 7 della presente, ed incoraggia le altre organizzazioni competenti in materia a fornire il loro concorso al Consiglio di governo iracheno, se quest'ultimo ne fa richiesta;
 
12. Prega il Segretario generale di fare rapporto a questo Consiglio in merito alle responsabilità che gli spettano nell'ambito della presente risoluzione nonché sull'elaborazione di un calendario e di un programma in applicazione del paragrafo 7 della presente e sulla loro esecuzione;
 
 13. Considera che la sicurezza e la stabilità condizionano il buon fine del processo politico previsto al paragrafo 7 della presente e la capacità dell'Organizzazione delle Nazioni Unite a concorrere realmente a detto processo e all'applicazione della risoluzione 1483 (2003), e autorizza una forza multinazionale, sotto comando unificato, ad adottare tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, segnatamente al fine di assicurare le condizioni necessarie alla realizzazione del calendario e del programma, nonché per contribuire alla sicurezza della Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, del Consiglio di governo dell'Iraq e delle altre istituzioni dell'amministrazione provvisoria irachena, e dei principali elementi dell'infrastruttura umanitaria ed economica;
 
14. Prega contestualmente gli Stati Membri di fornire assistenza a titolo del presente mandato delle Nazioni Unite, ivi compreso con forze militari, alla forza multinazionale indicata al precedente paragrafo 13;
 
15. Decide di riesaminare le esigenze e la missione della forza multinazionale indicata al precedente paragrafo 13 al massimo entro un anno dalla presente risoluzione, tenuto conto che il mandato della forza cesserà in ogni caso al termine del processo politico illustrato ai precedenti paragrafi da 4 a 7 e 10, e si dichiara pronto ad esaminare in tale occasione, tenendo conto delle opinioni di un governo iracheno rappresentativo, internazionalmente riconosciuto, se sia necessario mantenere nelle funzioni la forza multinazionale;
 
16. Sottolinea che è necessario costituire una forza irachena di polizia e di sicurezza efficace allo scopo di mantenere l'ordine e la sicurezza e di combattere il terrorismo, come indicato al paragrafo 4 della risoluzione 1483 (2003), e chiede agli Stati Membri ed alle organizzazioni internazionali e regionali di concorrere all'istruzione ed all'equipaggiamento delle forze irachene di polizia e di sicurezza;
 
17. Esprime al popolo iracheno, all'Organizzazione delle Nazioni Unite ed alle famiglie dei membri del personale dell'Organizzazione e delle altre vittime innocenti uccise o ferite durante gli attentati omicidi la sua viva simpatia e le sincere condoglianze per le perdite di vite umane subite;
 
18. Condanna senza esitazione gli attentati terroristici perpetrati contro l'Ambasciata di Giordania il 7 agosto 2003, l'ufficio delle Nazioni Unite a Bagdad il 19 agosto 2003, la moschea Imam Ali à Najaf il 29 agosto 2003 e l'Ambasciata di Turchia il 14 ottobre 2003, nonché l'assassinio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003 e l'assassinio di Akila al-Hashimi, morta il 25 settembre 2003, e sottolinea che gli autori devono essere consegnati alla giustizia;
 
19. Domanda agli Stati Membri di impedire che dei terroristi passino sul loro territorio per penetrare in Iraq, che ad essi vengano fornite armi e che possano usufruire di un appoggio finanziario, e sottolinea che in merito è necessario rafforzare la cooperazione tra i paesi della regione ed in particolare degli Stati limitrofi all'Iraq;
 
20. Lancia un appello agli Stati Membri ed alle istituzioni finanziarie internazionali affinché essi aumentino gli sforzi che dispiegano per aiutare il popolo iracheno a ricostruire e sviluppare l'economia del paese, e chiede contestualmente a dette istituzioni di prendere tempestivamente delle misure idonee a far beneficiare l'Iraq, in collaborazione con il Consiglio di governo e con i ministeri iracheni competenti, di tutte le possibilità di credito ed altre forme di aiuto finanziario che esse offrono;
 
21. Domanda contestualmente agli Stati Membri ed alle organizzazioni internazionali e regionali di sostenere l'impresa di ricostruzione dell'Iraq lanciata in occasione delle consultazioni tecniche delle Nazioni Unite il 24 giugno 2003, e segnatamente di dare annunci sostanziali di contributi in occasione della conferenza internazionale dei donatori che si terrà a Madrid il 23 e 24 ottobre 2003;
 
22. Domanda agli Stati Membri ed alle organizzazioni competenti di aiutare a rispondere ai bisogni del popolo iracheno fornendo le risorse necessarie per il ripristino e la ricostruzione dell'infrastruttura economica dell'Iraq;
 
23. Sottolinea che è indispensabile creare prioritariamente il Consiglio internazionale consultivo e di controllo indicato al paragrafo 12 della risoluzione 1483 (2003) e riafferma che il Fondo di sviluppo per l'Iraq deve essere utilizzato secondo le regole di trasparenza, conformemente alle disposizioni del paragrafo 14 della risoluzione 1483 (2003);
 
24. Ricorda a tutti gli Stati Membri gli obblighi loro imposti dai paragrafi 19 e 23 della risoluzione 1483 (2003), ed in particolare quello di garantire il trasferimento di fondi e di altre disponibilità finanziarie e risorse economiche al Fondo di sviluppo per l'Iraq nell'interesse del popolo iracheno;
 
25. Prega gli Stati Uniti d'America, a nome della forza multinazionale indicata al precedente paragrafo 13, di rendere conto a questo Consiglio, ogni volta che sia utile ed almeno ogni sei mesi, degli sforzi e dei progressi compiuti dalla suddetta forza;
 
26. Decide di rimanere investito della questione.
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sabato, 20 agosto 2005
Preambolo
Il Consiglio di Sicurezza, saluta l'inizio di una nuova fase nella transizione dell'Iraq verso un governo eletto democraticamente, e in attesa della fine dell'occupazione e dell'assunzione di piena responsabilità e autorità da parte di un Governo ad interim dell'Iraq pienamente sovrano e indipendente entro il 30 giugno 2004
- Ribadisce l'indipendenza, la sovranità, l'unità e l'integrità territoriale dell'Iraq.
- Ribadisce il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e il controllo delle proprie risorse naturali.
- Riconosce l'importanza del sostegno internazionale, in particolare dei paesi della regione, dei vicini dell'Iraq e delle organizzazioni regionali, alla popolazione dell'Iraq nel suo sforzo per ottenere sicurezza e prosperità
- Prende atto della dissoluzione del Consiglio di Governo dell'Iraq, e salutando i passi avanti nell'applicazione degli accordi per la transizione politica dell'Iraq
- Saluta l'impegno del Governo ad interim dell'Iraq a lavorare nella direzione di un Iraq federale, democratico, pluralista e unificato nel quale esiste il pieno rispetto dei diritti politici e umani.
- Sottolinea la necessità che tutte le parti in causa rispettino e tutelino il patrimonio archeologico, storico, culturale e religioso dell'Iraq,
- Afferma l'importanza dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani compresi i diritti delle donne, delle libertà fondamentali e della democrazia comprese elezioni libere e imparziali.
- Si richiama all'istituzione dell'UNAMI, la Missione Onu di Assistenza all'Iraq, del 14 agosto 2003, e afferma che le Nazioni Unite debbano svolgere un ruolo guida nell'assistenza del popolo e del governo iracheni nella formazione delle istituzioni per un governo rappresentativo.
- Riconosce che il sostegno internazionale al ripristino della stabilità e della sicurezza è essenziale per il benessere della popolazione dell'Iraq e per permettere a tutte le parti in causa di svolgere il proprio lavoro nell'interesse della popolazione dell'Iraq, e accetta di buon grado i contributi dei Paesi Membri a tal proposito.
- Riconosce la richiesta trasmessa nella lettera del 5 giugno 2004 da parte del Primo ministro del Governo ad interim dell'Iraq al Presidente del Consiglio di Sicurezza, allegata a questa risoluzione, che venga mantenuta la presenza della forza multinazionale.
- Riconosce anche l'importanza dell'accordo espresso dal Governo sovrano dell'Iraq circa la presenza della forza multinazionale e uno stretto coordinamento tra la forza multinazionale e quel governo.
- Saluta la disponibilità della forza multinazionale a proseguire gli sforzi per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq a sostegno della transizione politica in vista soprattutto delle prossime elezioni, e a fornire condizioni di sicurezza alla presenza Onu in Iraq, secondo quanto descritto nella lettera del 5 giugno 2004 dal segretario di Stato americano al Presidente del Consiglio di Sicurezza allegata a questa risoluzione
- Rileva l'impegno di tutte le forze che promuovono il mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq ad agire in conformità con la legge internazionale, compresi gli obblighi previsti dalla legge umanitaria internazionale, e a cooperare con le organizzazioni internazionali del caso.
- Afferma l'importanza dell'assistenza internazionale nella ricostruzione e nello sviluppo dell'economia dell'Iraq
- Riconosce i benefici derivati all'Iraq dalle esenzioni e dai privilegi di cui godono le entrate petrolifere irachene e il Fondo di Sviluppo per l'Iraq, e rileva l'importanza che continue erogazioni vengano garantite a questo fondo da parte del Governo ad interim dell'Iraq e di quelli che gli succederanno alla dissoluzione dell'Autorità Provvisoria della Coalizione.
- Stabilisce che la situazione in Iraq continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale.

Il Consiglio di Sicurezza
Ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite (quello che autorizza l’azione in caso di minacce alla pace, alle violazioni della pace e agli atti di aggressione n.d.r.) il Consiglio di Sicurezza dichiara che:

1. Appoggia la formazione di un governo sovrano ad interim in Iraq, così come presentato il 1° giugno 2004, che entro il 30 giugno 2004 assumerà la piena responsabilità e l'autorità di governare l'Iraq astenendosi nel contempo dall'intraprendere azioni che influiscano sul destino dell'Iraq al di là della fase limitata dell'interim finché un governo transitorio dell'Iraq non assuma l'incarico come previsto nel paragrafo che segue;

2. Saluta il fatto che, sempre entro il 30 giugno 2004, finirà l'occupazione e l'Autorità Provvisoria della Coalizione cesserà di esistere, e che l'Iraq riaffermerà la propria completa sovranità;

3. Ribadisce il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e a esercitare piena autorità e controllo sulle proprie risorse economiche e naturali;

La transizione
4. Appoggia la tabella di marcia proposta per la transizione politica dell'Iraq verso un governo democratico, di cui fanno parte: (a) formazione del governo sovrano ad Interim dell'Iraq che assumerà responsabilità e autorità di governo entro il 30 giugno 2004; (b) convocazione di una conferenza nazionale che rifletta la diversità della società irachena; e (c) convocazione se possibile entro il 31 dicembre 2004, e in ogni caso non oltre il 31 gennaio 2005, di elezioni democratiche dirette per un'Assemblea Nazionale Transitoria che avrà, fra le altre cose, la responsabilità di formare un governo Transitorio dell'Iraq e di redigere una costituzione permanente per l'Iraq che porti a un governo costituzionalmente eletto entro il 31 dicembre 2005;

5. Invita il governo dell'Iraq a considerare in che modo la convocazione di un incontro internazionale potrebbe sostenere il processo di cui sopra, e rileva che accoglierebbe di buon grado un incontro del genere a sostegno della transizione politica dell'Iraq e della ripresa irachena, a beneficio del popolo iracheno e nell'interesse della stabilità nella regione;

6. Chiama tutti gli iracheni ad applicare in pace e pienamente questi accordi e tutti gli Stati e le organizzazioni ad appoggiare la realizzazione degli accordi.

La missione
7. Decide che nel mettere in atto, se le circostanze lo permettono, il loro mandato per assistere il popolo e il governo iracheno, il rappresentante speciale del Segretario generale (attualmente Lakhdar Brahimi) e la missione Onu di assistenza in Iraq (UNAMI), come richiesto dal governo dell’Iraq:
a) giocheranno un ruolo fondamentale nel preparare una conferenza internazionale, nel mese di luglio 2004, che selezionerà i membri di un Consiglio consultivo; consiglieranno e appoggeranno il governo ad interim dell’Iraq, la commissione elettorale indipendente dell’Iraq e l’assemblea nazionale di transizione sul processo che porterà alle elezioni libere; promuoveranno il dialogo e la costruzione del consenso sulla stesura di una bozza di Costituzione nazionale del popolo iracheno;
b) e inoltre: consiglieranno il governo iracheno sullo sviluppo di efficaci servizi civili e sociali; contribuiranno al coordinamento e al compimento della ricostruzione, dello sviluppo e dell’assistenza umanitaria; promuoveranno la protezione dei diritti umani, la riconciliazione nazionale, e una riforma legale e giudiziaria per rafforzare il ruolo della legge in Iraq; consiglieranno e assisteranno il governo nella prima pianificazione per la realizzazione di un censimento.

8. Saluta gli sforzi del governo ad interim iracheno per sviluppare una forza di sicurezza in Iraq, incluse le forze armate irachene, che opereranno sotto l’autorità del governo ad interim dell’Iraq e dei suoi successori.

9. Rileva che la presenza della forza multinazionale in Iraq è una richiesta dell'entrante governo ad interim dell'Iraq e ribadisce quindi l'autorizzazione alla forza multinazionale sotto comando unificato stabilita ai sensi della risoluzione 1511 (2003), che è in rapporto con le lettere allegate a questa risoluzione;

10. Stabilisce che la forza multinazionale avrà l'autorità di prendere tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq conformemente alle lettere allegate a questa risoluzione in cui viene espressa, fra le altre cose, la richiesta irachena che continui la presenza della forza multinazionale e ne vengono esposti i compiti, compresi la prevenzione e la dissuasione dal terrorismo in modo che, fra l'altro, le Nazioni Unite possano svolgere il loro ruolo di assistenza al popolo iracheno come da paragrafo 7 sopra citato e il popolo iracheno possa attuare liberamente e senza intimidazione la tabella di marcia e il programma del processo politico e beneficiare dalla ricostruzione e dalle attività di ripristino;

La sicurezza
11. Saluta a questo riguardo le lettere allegate a questa risoluzione che affermano, inter alia , che esistono degli accordi per stabilire una cooperazione per la sicurezza tra la forza multinazionale e il governo sovrano dell’Iraq e per assicurare il coordinamento tra le due, e nota, sempre a questo proposito, che le forze di sicurezza irachene fanno capo ai ministeri iracheni di competenza, che il governo dell’Iraq ha l’autorità di destinare le forze di sicurezza irachene alla forza multinazionale per l’impegno in operazioni con essa e che le strutture di sicurezza descritte nelle lettere serviranno come base affinché la forza multinazionale e il governo iracheno trovino un accordo su tutta la gamma delle questioni fondamentali strategiche e di sicurezza, inclusa la strategia sulle operazioni offensive sensibili, e garantiranno una piena partnership fra le forze irachene e la forza multinazionale attraverso stretta coordinazione e consultazione;

12. Decide inoltre che il mandato della forza multinazionale sarà rivisto su richiesta del governo dell’Iraq, o a 12 mesi dalla data della risoluzione, e che questo mandato scadrà al momento del completamento del processo politico descritto nel paragrafo 4 sopra citato, e dichiara che questo mandato verrà revocato anche prima se richiesto dal governo dell’Iraq;

14. Riconosce che la forza multinazionale aiuterà anche nella ricostruzione delle capacità delle forze di sicurezza irachene e delle istituzioni attraverso un programma di reclutamento, addestramento, equipaggiamento, controllo e monitoraggio;

15. Richiede agli Stati membri e alle organizzazioni regionali e internazionali di contribuire all’assistenza della forza multinazionale, comprese le forze militari, come stabilito in accordo con il governo dell’Iraq, per andare incontro ai bisogni della popolazione irachena di sicurezza e di stabilità, di assistenza umanitaria e per la ricostruzione, e di appoggiare gli sforzi dell’UNAMI, la missione Onu di assistenza all’Iraq.

16. Enfatizza l’importanza di sviluppare un corpo di polizia efficiente, di rafforzare le frontiere e creare un Servizio di Protezione delle Strutture, sotto il controllo del Ministero degli Interni, per il mantenimento dell’ordine, della legge e della sicurezza inclusa la lotta al terrorismo.

17. Condanna tutti gli atti di terrorismo in Iraq, riafferma gli obblighi degli Stati membri contenuti nella risoluzione 1371, 1267, 1333, 1390, 1455 e 1526 e altri rilevanti obblighi internazionali riguardo alle attività dei terroristi in Iraq e fuori o contro i suoi cittadini, e reitera il suo appello a tutti gli Stati membri a impedire il transito di terroristi da e per l’Iraq, di armi per i terroristi, e di finanziamenti che possano aiutare i terroristi, e enfatizza l’importanza di rafforzare la cooperazione tra i paesi della regione, particolarmente i vicini dell’Iraq;

18. Riconosce che il governo ad interim dell’Iraq assumerà un ruolo primario nel coordinare l’assistenza internazionale all’Iraq;
19. Accoglie gli sforzi dei Paesi membri e delle organizzazioni internazionali a fornire, secondo le richieste del governo ad interim dell’Iraq, anche tramite l’invio di esperti, assistenza tecnica mentre l’Iraq sta ricostruendo la sua capacità amministrativa;

La ricostruzione
20. Reitera la sua richiesta agli Stati membri, alle istituzioni finanziarie e alle altre organizzazioni di moltiplicare gli sforzi per aiutare il popolo dell’Iraq nella ricostruzione e nello sviluppo dell’economia, anche fornendo esperti internazionali e le risorse necessarie attraverso un programma coordinato di assistenza dei donatori;

21. Decide che la proibizione in relazione alla vendita o alla fornitura di armi all’Iraq e di materiale correlato decisa in una risoluzione precedente non si applicherà alla richiesta di armi e di materiale correlato proveniente dal governo iracheno o dalla forza multinazionale per servire agli scopi di questa risoluzione, sottolinea l’importanza per tutti gli Stati di attenersi strettamente a tali scopi, e nota l’importanza dei vicini dell’Iraq a questo riguardo, e si appella al governo dell’Iraq e alla forza multinazionale perché assicurino la corretta applicazione delle procedure;

22. Nota che nulla nel precedente paragrafo inficia le proibizioni e le obbligazioni degli Stati in relazione a quanto specificato nei paragrafi 8 e 12 della risoluzione 687 del 3 aprile 1991 o le attività descritte nel paragrafo 3(f) della risoluzione 707 del 15 agosto 1991, e riafferma la sua intenzione di rivedere i mandati della Commissione Onu di ispezione, verifica e monitoraggio e dell’Agenzia Internazionale per l’energia atomica;

23. Chiama tutti gli Stati membri e le organizzazioni internazionali a rispondere alle richieste irachene per aiutarli a integrare dei veterani iracheni e i membri della milizia precedente nella società irachena;

24. Nota che con la dissoluzione dell’Autorità provvisoria della coalizione i fondi del Fondo per lo sviluppo dell’Iraq saranno erogati esclusivamente per disposizione del governo dell’Iraq e decide che il Fondo per lo sviluppo dell’Iraq sarà utilizzato in maniera equa e trasparente e attraverso il bilancio iracheno, anche per soddisfare i principali obblighi nei riguardi del Fondo, che gli accordi sul deposito dei ricavati dalla vendita di petrolio all’estero, dai prodotti petroliferi e dai gas naturali stabiliti nel paragrafo 20 della risoluzione 1483 (2003) continueranno a essere in vigore, che il Consiglio internazionale di monitoraggio sul Fondo (IAMB) continuerà le sue attività di controllo del Fondo per lo sviluppo e includerà un individuo qualificato designato dal governo dell’Iraq come membro aggiuntivo con diritto di voto, e che accordi appropriati saranno raggiunti per la continuazione del deposito dei ricavi previsti nel paragrafo 21 della 1483 (2003);

25. Decide inoltre che le norme del paragrafo precedente per il deposito dei ricavi nel Fondo per lo sviluppo dell’Iraq e per il ruolo del Consiglio internazionale di monitoraggio sul Fondo (IAMB) saranno riviste su richiesta del governo di transizione iracheno o a dodici mesi dalla data di questa risoluzione, e comunque scadranno alla fine del processo politico di cui si parla nel paragrafo 4 sopra citato;

Il petrolio
26. Decide che, con la dissoluzione dell’Autorità provvisoria della Coalizione, il governo ad interim dell’Iraq e i suoi successori assumeranno diritti, responsabilità e obblighi relativi al programma Oil for Food che erano stati trasferiti all’Autorità, incluse tutte le responsabilità operative per il programma e tutti gli obblighi di cui l’Autorità si era fatta carico connessi a tali responsabilità, e la responsabilità di assicurare la certificazione indipendente e autenticata che le merci sono state consegnate, e inoltre decide che, dopo un periodo di transizione di 120 giorni a partire dalla data di approvazione di questa risoluzione, il governo ad interim dell’Iraq e i suoi successori si assumeranno la responsabilità di certificare la consegna delle merci secondo i contratti stipulati e che tale certificazione costituirà l’autenticazione indipendente richiesta per l’erogazione dei fondi associati a tali contratti;

27. Inoltre decide che norme contenute nel paragrafo 22 della risoluzione 1483 (2003) continueranno a essere in vigore, eccetto il fatto che i privilegi e le immunità previste in quel paragrafo non si applicheranno in nessun giudizio finale che scaturisse da un obbligo contrattuale stipulato in Iraq dopo il 30 giugno 2004;

Il debito
28. Saluta l’impegno di molti creditori, inclusi quelli del Paris Club, a individuare i modi per ridurre sostanzialmente il debito dell’Iraq, chiama gli Stati membri, come anche le organizzazioni internazionali e regionali, ad appoggiare gli sforzi di ricostruzione dell’Iraq, sollecita le istituzioni finanziarie internazionali e i donatori bilaterali a prendere immediati provvedimenti per fornire la piena gamma dei loro prodotti e altre forme di assistenza finanziaria all’Iraq, riconosce che il governo ad interim dell’Iraq avrà l’autorità di concludere e applicare tali accordi e altri che potranno essere necessari a questo scopo, e chiede a creditori, istituzioni e donatori di lavorare come priorità su queste questioni con il governo ad interim dell’Iraq e i suoi successori;

29. Richiama gli obblighi degli Stati membri a congelare e trasferire alcuni fondi, proprietà e risorse economiche al Fondo per lo Sviluppo dell’Iraq in accordo con i paragrafi 19 e 23 della risoluzione 1483 (2003) e con la risoluzione 1518 (2003) del 24 novembre 2003;

30. Chiede al Segretario Generale dell’Onu di fare rapporto entro tre mesi dalla data di approvazione di questa risoluzione sulle operazioni della missione Onu UNAMI in Iraq, e in seguito con cadenza trimestrale sui progressi in direzione delle elezioni nazionali e il compimento di tutte le responsabilità dell’UNAMI;

31. Richiede che gli Stati Uniti, per conto della forza multinazionale, facciano rapporto al Consiglio di Sicurezza entro tre mesi dalla data di approvazione di questa risoluzione sugli sforzi e sui progressi di questa forza, in seguito su base trimestrale;

32. Decide di occuparsi attivamente della questione.
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