sabato, 20 agosto 2005
Preambolo
Il Consiglio di sicurezza:
Riaffermando le sue risoluzioni anteriori sull'Iraq, e segnatamente le risoluzioni 1483 (2003) del 22 maggio 2003 e 1500 (2003) del 14 agosto 2003, nonché quelle riguardanti le minacce contro la pace e la sicurezza rappresentate dagli atti terroristici, di cui la risoluzione 1373 (2001) del 28 settembre 2001 ed altre risoluzioni pertinenti,

Sottolineando che la sovranità dell'Iraq risiede nello Stato Iracheno, riaffermando il diritto del popolo iracheno ad autodeterminare liberamente il suo futuro politico e ad avere il controllo delle sue risorse naturali, dichiarandosi nuovamente risoluto al vedere rapidamente venire il giorno in cui gli Iracheni si governino da soli, e riconoscendo l'importanza del sostegno internazionale ed in particolare di quello dei paesi della regione, dei paesi limitrofi dell'Iraq e delle organizzazioni regionali affinché tale processo avanzi rapidamente,

Considerando che il sostegno internazionale a favore del ripristino della stabilità e della serenità è essenziale per il benessere del popolo iracheno e affinché tutti gli interessati siano in grado di assolvere i propri compiti nell'interesse del popolo iracheno, e felicitandosi del contributo che alcuni Stati Membri hanno dato in merito, in applicazione della risoluzione 1483 (2003),

Felicitandosi che il Consiglio di governo dell'Iraq abbia deciso di incaricare una commissione costituzionale preparatoria per organizzare una conferenza costituzionale che elaborerà una costituzione che sancisca le aspirazioni del popolo iracheno, e chiedendo contestualmente a detto Consiglio di condurre a buon fine il proprio compito nel minor tempo possibile,

Affermando che gli attentati terroristici perpetrati contro l'Ambasciata di Giordania il 7 agosto 2003, l'ufficio delle Nazioni Unite a Bagdad il 19 agosto 2003, la moschea Imam Ali à Najaf il 29 agosto 2003 e l'Ambasciata di Turchia il 14 ottobre 2003, nonché l'assassinio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003, costituiscono degli attacchi contro il popolo iracheno, l'Organizzazione delle Nazioni Unite e la comunità internazionale, e deplorando l'assassinio di Akila al-Hashimi, morta il 25 settembre 2003, nel quale riconosce un attacco contro il futuro dell'Iraq,

Ricordando e riaffermando in questo contesto la dichiarazione del suo presidente del 20 agosto 2003 (S/PRST/2003/13) e la sua risoluzione 1502 (2003) del 26 agosto 2003,

Constatando che pur essendo migliorata, la situazione in Iraq continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali,

Agendo in virtù del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite,
   
1. Riafferma la sovranità e l'integrità territoriale dell'Iraq e sottolinea in questo contesto che l'Autorità provvisoria della coalizione (l'Autorità) esercita a titolo temporaneo le responsabilità, i poteri e gli obblighi nei confronti del diritto internazionale applicabile che sono riconosciuti ed enunciati nella risoluzione 1483 (2003), fino a quando un governo rappresentativo, internazionalmente riconosciuto, non sia insediato dal popolo iracheno ed assuma le responsabilità dell'Autorità, in particolare conformemente alle disposizioni previste dai paragrafi da 4 a 7 e 10 che seguono;
   
2. Si felicita della reazione positiva che ha ispirato alla comunità internazionale, in seno ad istanze come la Lega degli Stati Arabi, l'Organizzazione della Conferenza islamica, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'istruzione, la scienza e la cultura, la creazione del Consiglio di governo, ampiamente rappresentativo, che segna una tappa importante verso la formazione di un governo rappresentativo internazionalmente riconosciuto;
   
3. Sostiene gli sforzi che compie il Consiglio di governo per mobilitare il popolo iracheno, segnatamente mediante la formazione di un gabinetto e la creazione di una commissione costituzionale preparatoria allo scopo di condurre un processo attraverso il quale il popolo iracheno prenderà progressivamente in mano i suoi interessi;
 
 4. Considera che il Consiglio di governo ed i suoi ministri sono i principali organi dell'amministrazione provvisoria irachena, che senza pregiudizio per un suo successivo sviluppo, incarna la sovranità dello Stato iracheno durante il periodo interinale, fino a quando un governo rappresentativo internazionalmente riconosciuto venga insediato ed assuma le responsabilità dell'Autorità;
 
 5. Afferma che l'amministrazione dell'Iraq sarà progressivamente assicurata dalle future strutture dell'amministrazione provvisoria irachena;
 
 6. Impegna l'Autorità, in questo contesto, a consegnare non appena possibile le responsabilità ed i poteri governativi al popolo iracheno, pregandola, cooperando per quanto necessario con il Consiglio di governo ed il Segretario generale, di rendere conto a questo Consiglio di sicurezza dei progressi ottenuti;
 
 7. Invita il Consiglio di governo a comunicare a questo Consiglio, entro e non oltre il 15 dicembre 2003, in collaborazione con l'Autorità e, se le circostanze lo consentono, con il Rappresentante speciale del Segretario generale, un calendario ed un programma finalizzati alla redazione di una nuova costituzione per l'Iraq ed allo svolgimento di elezioni democratiche conformemente a detta costituzione;
 
 8. Si dichiara risoluto a che l'Organizzazione delle Nazioni Unite, agendo quale intermediario del Segretario generale, del suo Rappresentante speciale e della Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, rafforzi il suo ruolo cruciale in Iraq, fornendo in particolare gli aiuti umanitari, favorendo condizioni propizie alla ricostruzione economica ed allo sviluppo dell'Iraq a lungo termine e concorrendo agli sforzi volti a creare e ripristinare le istituzioni nazionali e locali necessarie per un governo rappresentativo;
 
 9. Prega il Segretario generale di continuare a seguire, se le circostanze lo permettono, la linea di condotta illustrata ai paragrafi 98 e 99 del rapporto del Segretario generale in data 17 luglio 2003 (S/2003/715);
 
 10. Prende nota dell'intenzione del Consiglio di governo di organizzare una conferenza costituzionale e, cosciente che lo svolgimento di tale conferenza costituirà una tappa importante dello sviluppo verso il pieno esercizio della sovranità, domanda che essa venga preparata il prima possibile attraverso il dialogo e la ricerca del consenso su scala nazionale, e prega il Rappresentante speciale del Segretario generale di prestare le competenze uniche dell'Organizzazione delle Nazioni Unite al popolo iracheno nel momento in cui si terrà la conferenza, o, qualora le circostanze lo consentano, in occasione della transizione politica ed in particolare dell'approntamento delle procedure elettorali;
 
 11. Prega il Segretario generale di vegliare affinché vengano messe a disposizione le risorse dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e delle organizzazioni associate se il Consiglio di governo dell'Iraq ne fa richiesta e, se le circostanze lo permettono, di aiutare a dare efficacia al programma del Consiglio di governo indicato al paragrafo 7 della presente, ed incoraggia le altre organizzazioni competenti in materia a fornire il loro concorso al Consiglio di governo iracheno, se quest'ultimo ne fa richiesta;
 
12. Prega il Segretario generale di fare rapporto a questo Consiglio in merito alle responsabilità che gli spettano nell'ambito della presente risoluzione nonché sull'elaborazione di un calendario e di un programma in applicazione del paragrafo 7 della presente e sulla loro esecuzione;
 
 13. Considera che la sicurezza e la stabilità condizionano il buon fine del processo politico previsto al paragrafo 7 della presente e la capacità dell'Organizzazione delle Nazioni Unite a concorrere realmente a detto processo e all'applicazione della risoluzione 1483 (2003), e autorizza una forza multinazionale, sotto comando unificato, ad adottare tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, segnatamente al fine di assicurare le condizioni necessarie alla realizzazione del calendario e del programma, nonché per contribuire alla sicurezza della Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, del Consiglio di governo dell'Iraq e delle altre istituzioni dell'amministrazione provvisoria irachena, e dei principali elementi dell'infrastruttura umanitaria ed economica;
 
14. Prega contestualmente gli Stati Membri di fornire assistenza a titolo del presente mandato delle Nazioni Unite, ivi compreso con forze militari, alla forza multinazionale indicata al precedente paragrafo 13;
 
15. Decide di riesaminare le esigenze e la missione della forza multinazionale indicata al precedente paragrafo 13 al massimo entro un anno dalla presente risoluzione, tenuto conto che il mandato della forza cesserà in ogni caso al termine del processo politico illustrato ai precedenti paragrafi da 4 a 7 e 10, e si dichiara pronto ad esaminare in tale occasione, tenendo conto delle opinioni di un governo iracheno rappresentativo, internazionalmente riconosciuto, se sia necessario mantenere nelle funzioni la forza multinazionale;
 
16. Sottolinea che è necessario costituire una forza irachena di polizia e di sicurezza efficace allo scopo di mantenere l'ordine e la sicurezza e di combattere il terrorismo, come indicato al paragrafo 4 della risoluzione 1483 (2003), e chiede agli Stati Membri ed alle organizzazioni internazionali e regionali di concorrere all'istruzione ed all'equipaggiamento delle forze irachene di polizia e di sicurezza;
 
17. Esprime al popolo iracheno, all'Organizzazione delle Nazioni Unite ed alle famiglie dei membri del personale dell'Organizzazione e delle altre vittime innocenti uccise o ferite durante gli attentati omicidi la sua viva simpatia e le sincere condoglianze per le perdite di vite umane subite;
 
18. Condanna senza esitazione gli attentati terroristici perpetrati contro l'Ambasciata di Giordania il 7 agosto 2003, l'ufficio delle Nazioni Unite a Bagdad il 19 agosto 2003, la moschea Imam Ali à Najaf il 29 agosto 2003 e l'Ambasciata di Turchia il 14 ottobre 2003, nonché l'assassinio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003 e l'assassinio di Akila al-Hashimi, morta il 25 settembre 2003, e sottolinea che gli autori devono essere consegnati alla giustizia;
 
19. Domanda agli Stati Membri di impedire che dei terroristi passino sul loro territorio per penetrare in Iraq, che ad essi vengano fornite armi e che possano usufruire di un appoggio finanziario, e sottolinea che in merito è necessario rafforzare la cooperazione tra i paesi della regione ed in particolare degli Stati limitrofi all'Iraq;
 
20. Lancia un appello agli Stati Membri ed alle istituzioni finanziarie internazionali affinché essi aumentino gli sforzi che dispiegano per aiutare il popolo iracheno a ricostruire e sviluppare l'economia del paese, e chiede contestualmente a dette istituzioni di prendere tempestivamente delle misure idonee a far beneficiare l'Iraq, in collaborazione con il Consiglio di governo e con i ministeri iracheni competenti, di tutte le possibilità di credito ed altre forme di aiuto finanziario che esse offrono;
 
21. Domanda contestualmente agli Stati Membri ed alle organizzazioni internazionali e regionali di sostenere l'impresa di ricostruzione dell'Iraq lanciata in occasione delle consultazioni tecniche delle Nazioni Unite il 24 giugno 2003, e segnatamente di dare annunci sostanziali di contributi in occasione della conferenza internazionale dei donatori che si terrà a Madrid il 23 e 24 ottobre 2003;
 
22. Domanda agli Stati Membri ed alle organizzazioni competenti di aiutare a rispondere ai bisogni del popolo iracheno fornendo le risorse necessarie per il ripristino e la ricostruzione dell'infrastruttura economica dell'Iraq;
 
23. Sottolinea che è indispensabile creare prioritariamente il Consiglio internazionale consultivo e di controllo indicato al paragrafo 12 della risoluzione 1483 (2003) e riafferma che il Fondo di sviluppo per l'Iraq deve essere utilizzato secondo le regole di trasparenza, conformemente alle disposizioni del paragrafo 14 della risoluzione 1483 (2003);
 
24. Ricorda a tutti gli Stati Membri gli obblighi loro imposti dai paragrafi 19 e 23 della risoluzione 1483 (2003), ed in particolare quello di garantire il trasferimento di fondi e di altre disponibilità finanziarie e risorse economiche al Fondo di sviluppo per l'Iraq nell'interesse del popolo iracheno;
 
25. Prega gli Stati Uniti d'America, a nome della forza multinazionale indicata al precedente paragrafo 13, di rendere conto a questo Consiglio, ogni volta che sia utile ed almeno ogni sei mesi, degli sforzi e dei progressi compiuti dalla suddetta forza;
 
26. Decide di rimanere investito della questione.
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sabato, 20 agosto 2005
Preambolo
Il Consiglio di Sicurezza, saluta l'inizio di una nuova fase nella transizione dell'Iraq verso un governo eletto democraticamente, e in attesa della fine dell'occupazione e dell'assunzione di piena responsabilità e autorità da parte di un Governo ad interim dell'Iraq pienamente sovrano e indipendente entro il 30 giugno 2004
- Ribadisce l'indipendenza, la sovranità, l'unità e l'integrità territoriale dell'Iraq.
- Ribadisce il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e il controllo delle proprie risorse naturali.
- Riconosce l'importanza del sostegno internazionale, in particolare dei paesi della regione, dei vicini dell'Iraq e delle organizzazioni regionali, alla popolazione dell'Iraq nel suo sforzo per ottenere sicurezza e prosperità
- Prende atto della dissoluzione del Consiglio di Governo dell'Iraq, e salutando i passi avanti nell'applicazione degli accordi per la transizione politica dell'Iraq
- Saluta l'impegno del Governo ad interim dell'Iraq a lavorare nella direzione di un Iraq federale, democratico, pluralista e unificato nel quale esiste il pieno rispetto dei diritti politici e umani.
- Sottolinea la necessità che tutte le parti in causa rispettino e tutelino il patrimonio archeologico, storico, culturale e religioso dell'Iraq,
- Afferma l'importanza dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani compresi i diritti delle donne, delle libertà fondamentali e della democrazia comprese elezioni libere e imparziali.
- Si richiama all'istituzione dell'UNAMI, la Missione Onu di Assistenza all'Iraq, del 14 agosto 2003, e afferma che le Nazioni Unite debbano svolgere un ruolo guida nell'assistenza del popolo e del governo iracheni nella formazione delle istituzioni per un governo rappresentativo.
- Riconosce che il sostegno internazionale al ripristino della stabilità e della sicurezza è essenziale per il benessere della popolazione dell'Iraq e per permettere a tutte le parti in causa di svolgere il proprio lavoro nell'interesse della popolazione dell'Iraq, e accetta di buon grado i contributi dei Paesi Membri a tal proposito.
- Riconosce la richiesta trasmessa nella lettera del 5 giugno 2004 da parte del Primo ministro del Governo ad interim dell'Iraq al Presidente del Consiglio di Sicurezza, allegata a questa risoluzione, che venga mantenuta la presenza della forza multinazionale.
- Riconosce anche l'importanza dell'accordo espresso dal Governo sovrano dell'Iraq circa la presenza della forza multinazionale e uno stretto coordinamento tra la forza multinazionale e quel governo.
- Saluta la disponibilità della forza multinazionale a proseguire gli sforzi per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq a sostegno della transizione politica in vista soprattutto delle prossime elezioni, e a fornire condizioni di sicurezza alla presenza Onu in Iraq, secondo quanto descritto nella lettera del 5 giugno 2004 dal segretario di Stato americano al Presidente del Consiglio di Sicurezza allegata a questa risoluzione
- Rileva l'impegno di tutte le forze che promuovono il mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq ad agire in conformità con la legge internazionale, compresi gli obblighi previsti dalla legge umanitaria internazionale, e a cooperare con le organizzazioni internazionali del caso.
- Afferma l'importanza dell'assistenza internazionale nella ricostruzione e nello sviluppo dell'economia dell'Iraq
- Riconosce i benefici derivati all'Iraq dalle esenzioni e dai privilegi di cui godono le entrate petrolifere irachene e il Fondo di Sviluppo per l'Iraq, e rileva l'importanza che continue erogazioni vengano garantite a questo fondo da parte del Governo ad interim dell'Iraq e di quelli che gli succederanno alla dissoluzione dell'Autorità Provvisoria della Coalizione.
- Stabilisce che la situazione in Iraq continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale.

Il Consiglio di Sicurezza
Ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite (quello che autorizza l’azione in caso di minacce alla pace, alle violazioni della pace e agli atti di aggressione n.d.r.) il Consiglio di Sicurezza dichiara che:

1. Appoggia la formazione di un governo sovrano ad interim in Iraq, così come presentato il 1° giugno 2004, che entro il 30 giugno 2004 assumerà la piena responsabilità e l'autorità di governare l'Iraq astenendosi nel contempo dall'intraprendere azioni che influiscano sul destino dell'Iraq al di là della fase limitata dell'interim finché un governo transitorio dell'Iraq non assuma l'incarico come previsto nel paragrafo che segue;

2. Saluta il fatto che, sempre entro il 30 giugno 2004, finirà l'occupazione e l'Autorità Provvisoria della Coalizione cesserà di esistere, e che l'Iraq riaffermerà la propria completa sovranità;

3. Ribadisce il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e a esercitare piena autorità e controllo sulle proprie risorse economiche e naturali;

La transizione
4. Appoggia la tabella di marcia proposta per la transizione politica dell'Iraq verso un governo democratico, di cui fanno parte: (a) formazione del governo sovrano ad Interim dell'Iraq che assumerà responsabilità e autorità di governo entro il 30 giugno 2004; (b) convocazione di una conferenza nazionale che rifletta la diversità della società irachena; e (c) convocazione se possibile entro il 31 dicembre 2004, e in ogni caso non oltre il 31 gennaio 2005, di elezioni democratiche dirette per un'Assemblea Nazionale Transitoria che avrà, fra le altre cose, la responsabilità di formare un governo Transitorio dell'Iraq e di redigere una costituzione permanente per l'Iraq che porti a un governo costituzionalmente eletto entro il 31 dicembre 2005;

5. Invita il governo dell'Iraq a considerare in che modo la convocazione di un incontro internazionale potrebbe sostenere il processo di cui sopra, e rileva che accoglierebbe di buon grado un incontro del genere a sostegno della transizione politica dell'Iraq e della ripresa irachena, a beneficio del popolo iracheno e nell'interesse della stabilità nella regione;

6. Chiama tutti gli iracheni ad applicare in pace e pienamente questi accordi e tutti gli Stati e le organizzazioni ad appoggiare la realizzazione degli accordi.

La missione
7. Decide che nel mettere in atto, se le circostanze lo permettono, il loro mandato per assistere il popolo e il governo iracheno, il rappresentante speciale del Segretario generale (attualmente Lakhdar Brahimi) e la missione Onu di assistenza in Iraq (UNAMI), come richiesto dal governo dell’Iraq:
a) giocheranno un ruolo fondamentale nel preparare una conferenza internazionale, nel mese di luglio 2004, che selezionerà i membri di un Consiglio consultivo; consiglieranno e appoggeranno il governo ad interim dell’Iraq, la commissione elettorale indipendente dell’Iraq e l’assemblea nazionale di transizione sul processo che porterà alle elezioni libere; promuoveranno il dialogo e la costruzione del consenso sulla stesura di una bozza di Costituzione nazionale del popolo iracheno;
b) e inoltre: consiglieranno il governo iracheno sullo sviluppo di efficaci servizi civili e sociali; contribuiranno al coordinamento e al compimento della ricostruzione, dello sviluppo e dell’assistenza umanitaria; promuoveranno la protezione dei diritti umani, la riconciliazione nazionale, e una riforma legale e giudiziaria per rafforzare il ruolo della legge in Iraq; consiglieranno e assisteranno il governo nella prima pianificazione per la realizzazione di un censimento.

8. Saluta gli sforzi del governo ad interim iracheno per sviluppare una forza di sicurezza in Iraq, incluse le forze armate irachene, che opereranno sotto l’autorità del governo ad interim dell’Iraq e dei suoi successori.

9. Rileva che la presenza della forza multinazionale in Iraq è una richiesta dell'entrante governo ad interim dell'Iraq e ribadisce quindi l'autorizzazione alla forza multinazionale sotto comando unificato stabilita ai sensi della risoluzione 1511 (2003), che è in rapporto con le lettere allegate a questa risoluzione;

10. Stabilisce che la forza multinazionale avrà l'autorità di prendere tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq conformemente alle lettere allegate a questa risoluzione in cui viene espressa, fra le altre cose, la richiesta irachena che continui la presenza della forza multinazionale e ne vengono esposti i compiti, compresi la prevenzione e la dissuasione dal terrorismo in modo che, fra l'altro, le Nazioni Unite possano svolgere il loro ruolo di assistenza al popolo iracheno come da paragrafo 7 sopra citato e il popolo iracheno possa attuare liberamente e senza intimidazione la tabella di marcia e il programma del processo politico e beneficiare dalla ricostruzione e dalle attività di ripristino;

La sicurezza
11. Saluta a questo riguardo le lettere allegate a questa risoluzione che affermano, inter alia , che esistono degli accordi per stabilire una cooperazione per la sicurezza tra la forza multinazionale e il governo sovrano dell’Iraq e per assicurare il coordinamento tra le due, e nota, sempre a questo proposito, che le forze di sicurezza irachene fanno capo ai ministeri iracheni di competenza, che il governo dell’Iraq ha l’autorità di destinare le forze di sicurezza irachene alla forza multinazionale per l’impegno in operazioni con essa e che le strutture di sicurezza descritte nelle lettere serviranno come base affinché la forza multinazionale e il governo iracheno trovino un accordo su tutta la gamma delle questioni fondamentali strategiche e di sicurezza, inclusa la strategia sulle operazioni offensive sensibili, e garantiranno una piena partnership fra le forze irachene e la forza multinazionale attraverso stretta coordinazione e consultazione;

12. Decide inoltre che il mandato della forza multinazionale sarà rivisto su richiesta del governo dell’Iraq, o a 12 mesi dalla data della risoluzione, e che questo mandato scadrà al momento del completamento del processo politico descritto nel paragrafo 4 sopra citato, e dichiara che questo mandato verrà revocato anche prima se richiesto dal governo dell’Iraq;

14. Riconosce che la forza multinazionale aiuterà anche nella ricostruzione delle capacità delle forze di sicurezza irachene e delle istituzioni attraverso un programma di reclutamento, addestramento, equipaggiamento, controllo e monitoraggio;

15. Richiede agli Stati membri e alle organizzazioni regionali e internazionali di contribuire all’assistenza della forza multinazionale, comprese le forze militari, come stabilito in accordo con il governo dell’Iraq, per andare incontro ai bisogni della popolazione irachena di sicurezza e di stabilità, di assistenza umanitaria e per la ricostruzione, e di appoggiare gli sforzi dell’UNAMI, la missione Onu di assistenza all’Iraq.

16. Enfatizza l’importanza di sviluppare un corpo di polizia efficiente, di rafforzare le frontiere e creare un Servizio di Protezione delle Strutture, sotto il controllo del Ministero degli Interni, per il mantenimento dell’ordine, della legge e della sicurezza inclusa la lotta al terrorismo.

17. Condanna tutti gli atti di terrorismo in Iraq, riafferma gli obblighi degli Stati membri contenuti nella risoluzione 1371, 1267, 1333, 1390, 1455 e 1526 e altri rilevanti obblighi internazionali riguardo alle attività dei terroristi in Iraq e fuori o contro i suoi cittadini, e reitera il suo appello a tutti gli Stati membri a impedire il transito di terroristi da e per l’Iraq, di armi per i terroristi, e di finanziamenti che possano aiutare i terroristi, e enfatizza l’importanza di rafforzare la cooperazione tra i paesi della regione, particolarmente i vicini dell’Iraq;

18. Riconosce che il governo ad interim dell’Iraq assumerà un ruolo primario nel coordinare l’assistenza internazionale all’Iraq;
19. Accoglie gli sforzi dei Paesi membri e delle organizzazioni internazionali a fornire, secondo le richieste del governo ad interim dell’Iraq, anche tramite l’invio di esperti, assistenza tecnica mentre l’Iraq sta ricostruendo la sua capacità amministrativa;

La ricostruzione
20. Reitera la sua richiesta agli Stati membri, alle istituzioni finanziarie e alle altre organizzazioni di moltiplicare gli sforzi per aiutare il popolo dell’Iraq nella ricostruzione e nello sviluppo dell’economia, anche fornendo esperti internazionali e le risorse necessarie attraverso un programma coordinato di assistenza dei donatori;

21. Decide che la proibizione in relazione alla vendita o alla fornitura di armi all’Iraq e di materiale correlato decisa in una risoluzione precedente non si applicherà alla richiesta di armi e di materiale correlato proveniente dal governo iracheno o dalla forza multinazionale per servire agli scopi di questa risoluzione, sottolinea l’importanza per tutti gli Stati di attenersi strettamente a tali scopi, e nota l’importanza dei vicini dell’Iraq a questo riguardo, e si appella al governo dell’Iraq e alla forza multinazionale perché assicurino la corretta applicazione delle procedure;

22. Nota che nulla nel precedente paragrafo inficia le proibizioni e le obbligazioni degli Stati in relazione a quanto specificato nei paragrafi 8 e 12 della risoluzione 687 del 3 aprile 1991 o le attività descritte nel paragrafo 3(f) della risoluzione 707 del 15 agosto 1991, e riafferma la sua intenzione di rivedere i mandati della Commissione Onu di ispezione, verifica e monitoraggio e dell’Agenzia Internazionale per l’energia atomica;

23. Chiama tutti gli Stati membri e le organizzazioni internazionali a rispondere alle richieste irachene per aiutarli a integrare dei veterani iracheni e i membri della milizia precedente nella società irachena;

24. Nota che con la dissoluzione dell’Autorità provvisoria della coalizione i fondi del Fondo per lo sviluppo dell’Iraq saranno erogati esclusivamente per disposizione del governo dell’Iraq e decide che il Fondo per lo sviluppo dell’Iraq sarà utilizzato in maniera equa e trasparente e attraverso il bilancio iracheno, anche per soddisfare i principali obblighi nei riguardi del Fondo, che gli accordi sul deposito dei ricavati dalla vendita di petrolio all’estero, dai prodotti petroliferi e dai gas naturali stabiliti nel paragrafo 20 della risoluzione 1483 (2003) continueranno a essere in vigore, che il Consiglio internazionale di monitoraggio sul Fondo (IAMB) continuerà le sue attività di controllo del Fondo per lo sviluppo e includerà un individuo qualificato designato dal governo dell’Iraq come membro aggiuntivo con diritto di voto, e che accordi appropriati saranno raggiunti per la continuazione del deposito dei ricavi previsti nel paragrafo 21 della 1483 (2003);

25. Decide inoltre che le norme del paragrafo precedente per il deposito dei ricavi nel Fondo per lo sviluppo dell’Iraq e per il ruolo del Consiglio internazionale di monitoraggio sul Fondo (IAMB) saranno riviste su richiesta del governo di transizione iracheno o a dodici mesi dalla data di questa risoluzione, e comunque scadranno alla fine del processo politico di cui si parla nel paragrafo 4 sopra citato;

Il petrolio
26. Decide che, con la dissoluzione dell’Autorità provvisoria della Coalizione, il governo ad interim dell’Iraq e i suoi successori assumeranno diritti, responsabilità e obblighi relativi al programma Oil for Food che erano stati trasferiti all’Autorità, incluse tutte le responsabilità operative per il programma e tutti gli obblighi di cui l’Autorità si era fatta carico connessi a tali responsabilità, e la responsabilità di assicurare la certificazione indipendente e autenticata che le merci sono state consegnate, e inoltre decide che, dopo un periodo di transizione di 120 giorni a partire dalla data di approvazione di questa risoluzione, il governo ad interim dell’Iraq e i suoi successori si assumeranno la responsabilità di certificare la consegna delle merci secondo i contratti stipulati e che tale certificazione costituirà l’autenticazione indipendente richiesta per l’erogazione dei fondi associati a tali contratti;

27. Inoltre decide che norme contenute nel paragrafo 22 della risoluzione 1483 (2003) continueranno a essere in vigore, eccetto il fatto che i privilegi e le immunità previste in quel paragrafo non si applicheranno in nessun giudizio finale che scaturisse da un obbligo contrattuale stipulato in Iraq dopo il 30 giugno 2004;

Il debito
28. Saluta l’impegno di molti creditori, inclusi quelli del Paris Club, a individuare i modi per ridurre sostanzialmente il debito dell’Iraq, chiama gli Stati membri, come anche le organizzazioni internazionali e regionali, ad appoggiare gli sforzi di ricostruzione dell’Iraq, sollecita le istituzioni finanziarie internazionali e i donatori bilaterali a prendere immediati provvedimenti per fornire la piena gamma dei loro prodotti e altre forme di assistenza finanziaria all’Iraq, riconosce che il governo ad interim dell’Iraq avrà l’autorità di concludere e applicare tali accordi e altri che potranno essere necessari a questo scopo, e chiede a creditori, istituzioni e donatori di lavorare come priorità su queste questioni con il governo ad interim dell’Iraq e i suoi successori;

29. Richiama gli obblighi degli Stati membri a congelare e trasferire alcuni fondi, proprietà e risorse economiche al Fondo per lo Sviluppo dell’Iraq in accordo con i paragrafi 19 e 23 della risoluzione 1483 (2003) e con la risoluzione 1518 (2003) del 24 novembre 2003;

30. Chiede al Segretario Generale dell’Onu di fare rapporto entro tre mesi dalla data di approvazione di questa risoluzione sulle operazioni della missione Onu UNAMI in Iraq, e in seguito con cadenza trimestrale sui progressi in direzione delle elezioni nazionali e il compimento di tutte le responsabilità dell’UNAMI;

31. Richiede che gli Stati Uniti, per conto della forza multinazionale, facciano rapporto al Consiglio di Sicurezza entro tre mesi dalla data di approvazione di questa risoluzione sugli sforzi e sui progressi di questa forza, in seguito su base trimestrale;

32. Decide di occuparsi attivamente della questione.
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martedì, 16 agosto 2005
Mr. "O"Osama Bin Laden was born in Riyadh, Saudi Arabia, to Muhammad Awad bin Ladin, a wealthy businessman involved in construction and with close ties to the Saudi royal family. There is no definitive account of the number of children born to Mohammed bin Laden, but the number is generally put at 54. In addition, various accounts place Osama as his seventeenth son, while others say he was the last of 25 sons.

The large number of bin Laden siblings is the result of polygyny; his father was married ten times, although to no more than four women at a time per Islamic law. Osama is the only son of the elder bin Laden's tenth wife, Hamida al-Attas, who is reportedly of Syrian descent. A woman who in 1971 had attended an English language course with bin Laden recalled him saying with some sadness that his mother was a concubine.

His family originally came from Hadhramaut, Yemen and he was raised as a devout Sunni Muslim. After his graduation from secondary school in 1973, bin Laden went to Beirut, the capital of Lebanon, and allegedly frequented bars and nightclubs. As a college student, he studied business and project administration. He also earned a degree in civil engineering from King Abdul Aziz University in Jeddah in 1979, possibly in preparation for taking over parts of his father's extensive construction and civil engineering business.

After his father died, bin Laden inherited what was once estimated to be a fortune of US$300 million although more recent estimates put his holdings at about US$25 million.

In 1974, at the age of 17, bin Laden married his first wife (and first cousin), Najwa Ghanem. Bin Laden reportedly married four other women, divorcing one. He has fathered at least 24 children. Najwa, a Syrian and his mother's niece, reportedly had 11 children by bin Laden, including Abdallah, Omar, Saad, and Muhammad. Saad, born in 1979, is reportedly active in an Iran-based al-Qaeda network. Omar and Abdallah were reportedly organizing the U.S. branch of the World Congress of Muslim Youth in Falls Church, Virginia during the 1990s.

Afghan Jihad

His wealth and connections permitted him to pursue his interest in supporting the mujahideen, Muslim guerrillas fighting the Soviet Union in Afghanistan following the Soviet invasion of Afghanistan in 1979. (See: the History of Afghanistan.) By 1984 he had established an organization named Maktab al-Khadamat (MAK) (Office of Order in English), which funneled money, arms and Muslim fighters from around the world into the Afghan war.

Some argue that MAK was supported by the governments of Pakistan, the United States and Saudi Arabia, and that the three countries channelled their supplies through Pakistan's Inter-Services Intelligence (ISI). This account is vehemently denied by the US government, which maintains that US aid went only to Afghan fighters, and that [Afghan Arabs] had their own sources of funding, an account also supported by Al Qaeda itself.  The State Department quotes CNN analyst Peter Bergen as saying:

"While the charges that the CIA was responsible for the rise of the Afghan Arabs might make good copy, they don't make good history. The truth is more complicated, tinged with varying shades of gray. The United States wanted to be able to deny that the CIA was funding the Afghan war, so its support was funneled through Pakistan's Inter Services Intelligence agency (ISI). ISI in turn made the decisions about which Afghan factions to arm and train, tending to favor the most Islamist and pro-Pakistan. The Afghan Arabs generally fought alongside those factions, which is how the charge arose that they were creatures of the CIA. Former CIA official Milt Bearden, who ran the Agency's Afghan operation in the late 1980s, says, "The CIA did not recruit Arabs," as there was no need to do so. There were hundreds of thousands of Afghans all too willing to fight, and the Arabs who did come for jihad were "very disruptive . . . the Afghans thought they were a pain in the ass." Similar sentiments from Afghans who appreciated the money that flowed from the Gulf but did not appreciate the Arabs' holier-than-thou attempts to convert them to their ultra-purist version of Islam. ... There was simply no point in the CIA and the Afghan Arabs being in contact with each other. ... the Afghan Arabs functioned independently and had their own sources of funding. The CIA did not need the Afghan Arabs, and the Afghan Arabs did not need the CIA. So the notion that the Agency funded and trained the Afghan Arabs is, at best, misleading. The 'let's blame everything bad that happens on the CIA' school of thought vastly overestimates the Agency's powers, both for good and ill." [Holy War, Inc.: Inside the Secret World of Osama bin Laden (New York: The Free Press, 2001), pp. 64-66.]

The accounts of some journalists and investigators, however, do suggest that CIA money and weapons reached the Afghan Arabs and bin Laden indirectly through the ISI. According to Ahmed Rashid, Central Intelligence Agency Chief William Casey in 1986 "committed CIA support to a long-standing ISI initiative to recruit radical Muslims from around the world to come to Pakistan and fight with the Afghan Mujaheddin. The ISI had encouraged this since 1982 and by now all the other players had their reasons for supporting the idea.... Washington wanted to demonstrate that the entire Muslim world was fighting the Soviet Union alongside the Afghans and their American benefactors. And the Saudis saw an opportunity to promote Wahabbism and get rid of its disgruntled radicals. None of the players reckoned on these volunteers having their own agendas, which would eventually turn their hatred against the Soviets on their own regimes and the Americans." (Ahmed Rashid, Taliban New Haven, CT: Yale University Press, 2000, p. 129.) This account is also substantially backed up by John Cooley, Unholy Wars : Afghanistan, America and International Terrorism, New York, Pluto Press, 2002. And while Marc Sageman, former CIA officer who worked closely with the mujahedin under Milton Bearden, makes clear that he does not believe the CIA ever came in direct contact with the foreign volunteers (an account refuted by Coll, see p. 201) and calls the notion of CIA training of future al Qaeda terrorists "sheer fantasy," he also notes that U.S. support for the Arab Afghan volunteers was funnelled through the Pakistani ISI at Pakistan's insistence. "The global Salafi jihad," he writes, "is without doubt an indirect consequence of U.S. involvement in that Afghan-Soviet war." (Marc Sageman, Understanding Terror Networks, Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 2004, p. 59, emphasis added).


Formation of al-Qaeda

By 1988, bin Laden had split from the MAK and established a new militant group, later dubbed al-Qaeda by the U.S. government, which included many of the more militant MAK members he had met in Afghanistan. The Soviet Union withdrew from Afghanistan in 1989 and bin Laden was lauded as a mujahideen hero in Saudi Arabia. After Iraq invaded Kuwait in 1990, bin Laden offered to help defend Saudi Arabia (with 12,000 armed men) but was rebuffed by the Saudi government. Bin Laden publicly denounced his government's dependence on the U.S. military and demanded an end to the presence of foreign military bases in the country. According to reports (by the BBC and others), the 1990/91 deployment of U.S. troops in Saudi Arabia in connection with the Gulf War profoundly shocked and revolted bin Laden and other Islamist militants because the Saudi government claims legitimacy based on their role as guardians of the sacred Muslim cities of Mecca and Medina. After the Gulf War, the establishment of permanent bases for non-Muslim U.S. forces in Saudi Arabia continued to undermine the Saudi rulers' legitimacy and inflamed anti-government Islamist militants, including bin Laden. Bin Laden's increasingly strident criticisms of the Saudi monarchy led the government to expel him to Sudan in 1991.

Assisted by donations funneled through business and charitable fronts such as Benevolence International established by his brother-in-law, Mohammed Jamal Khalifa, bin Laden established a new base for mujahideen operations in Sudan to disseminate Islamist philosophy and recruit operatives in Southeast Asia, Africa, Europe, and the United States. Bin Laden also invested in business ventures, such as al-Hajira, a construction company that built roads throughout Sudan, and Wadi al-Aqiq, an agricultural corporation that farmed hundreds of thousands of acres of sorghum, gum arabic, sesame and sunflowers in Sudan's central Gezira province. Bin Laden's operations in Sudan were protected by the powerful Sudanese government figure Hassan al Turabi. The funding from these ventures was used to run several training camps on his farmland, where Islamist militants could receive instruction in firearms use and the use of explosives from former Afghan mujahideen.

Around this time, bin Laden and his associates began developing and executing a series of meticulously-planned terrorist attacks. In 1995, the Saudi Arabian government stripped bin Laden of his citizenship after he claimed responsibility for attacks on U.S. and Saudi military bases in Riyadh and Dahran.

Refuge in Afghanistan

Sudanese officials whose government was under international sanctions offered to extradite bin Laden to Saudi Arabia in the mid-1990s. However, Saudi Arabia refused because of the political difficulties of accepting such a controversial figure into their custody. Thus, in May 1996, under increasing pressure from Saudi Arabia, Egypt and the United States, Sudan expelled bin Laden to Afghanistan. He chartered a plane and flew to Kabul before settling in Jalalabad. After spending a few months in the border region hosted by local leaders, bin Laden forged a close relationship with some of the leaders of Afghanistan's new Taliban government, notably Mullah Mohammed Omar. Bin Laden supported the Taliban government with financial and paramilitary assistance and, in 1997, he moved to Kandahar, the Taliban stronghold.

Bin Laden is suspected of funding the 1997 massacre of 62 tourists in Luxor, Egypt conducted by Al-Gama'a al-Islamiyya, an Egyptian militant Islamist group. The Egyptian government convicted Bin Laden's colleague, one of the leaders of Al-Gama'a al-Islamiyya, Dr. Ayman al-Zawahiri, and sentenced him to death in absentia for the massacre.

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